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  • Vergogna
    Proviamo vergogna se: pensiamo di aver agito in modo immorale, inappropriato o sbagliato, ci consideriamo inadeguati per qualche caratteristica personale fisica o di personalità, crediamo che manifestare le nostre emozioni sia sbagliato
  • Ansia Ansia
    Proviamo ansia se: temiamo che stia per arrivare un pericolo che potrebbe danneggiare noi o i nostri cari; ci sentiamo fragili ed inadeguati o soli nel gestire questo pericolo; siamo stati male in situazioni passate simili e ci aspettiamo che riaccada
  • Rabbia Rabbia
    Proviamo rabbia se sentiamo di aver perso potere, posizione sociale o rispetto, se ci siamo sentiti insultati, se siamo stati feriti fisicamente o emotivamente, se siamo stati minacciati, se ci è stato impedito di raggiungere ciò che desideravamo o è stata bloccata un'attività piacevole che avevamo intrapreso.
  • Tristezza
    Proviamo tristezza se le cose si mettono male e se non riusciamo ad ottenere ciò che desideriamo, quando non otteniamo un risultato atteso, se subiamo un lutto o perdiamo una persona che amiamo oppure se siamo costretti a stare lontani da una persona o situazione che amiamo.

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Quando c'è una dipendenza da internet

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Internet ormai fa parte della nostra esistenza, e molte delle attività che prima conducevamo nella vita reale, ora vengono svolte nella dimensione virtuale. Ci sono tantissime cose che possiamo fare online: studiare, lavorare, giocare, acquistare, instaurare nuove relazioni.

La rete ha molti aspetti positivi, in quanto ci permette di scambiare e cercare informazioni con gli utenti di tutto il mondo, e ha aperto nuove grandi opportunità commerciali, mettendo in contatto diretto le aziende e i clienti di tutte le nazioni, accorciando le distanze e aumentando la quantità di prodotti a disposizione, a prezzi spesso vantaggiosi.

Ma l’uso del pc o della rete può, a volte, diventare problematico, e causare un distacco e una perdita di contatto con la realtà.

 

Internet è un grande contenitore in cui vengono convogliate molteplici attività, che assumono non solo caratteristiche e sfaccettature differenti, ma rispondono ad esigenze diverse, sia se ne facciamo un uso controllato che eccessivo.

I principali ambiti di utilizzo di internet sono anche le principali aree in cui è possibile sviluppare una dipendenza:

 

- comunicazione: uso di chat, e-mail, forum, social network (facebook, twitter, ecc.);

- acquisto di prodotti;

- svago (es. giochi di ruolo);

- ricerca di informazioni;

- gioco d’azzardo;

- visualizzazione di siti contenenti immagini e video pornografici e frequentazione di chat per il sesso virtuale.

 

Si può ipotizzare che le uniche dipendenze legate strettamente all’uso della rete siano quella da social network e quella da ricerca compulsiva di informazioni. Le dipendenze da shopping, da videogiochi, da gioco d’azzardo, da sesso, esistevano, infatti, anche prima dell’avvento della rete. Allora si può parlare, in questi casi, di dipendenza da internet o di dipendenza in internet? Sicuramente le nuove tecnologie, se non hanno creato nuove dipendenze, hanno comunque agevolato molto la possibilità di svilupparle e “coltivarle”.

Inoltre, spesso, la dipendenza da internet è solo una modalità attraverso cui viene espresso un disagio preesistente. Facciamo un esempio: un adolescente passa le sue giornate e serate al pc. I genitori sono preoccupati, giustamente, e incolpano il mezzo (pc, internet) di aver “catturato” il figlio. Ma è proprio così? O forse quel ragazzo aveva dei problemi relazionali, una difficoltà a stringere amicizie, si sentiva inadeguato e isolato, era vittima di bullismo, e ha trovato in internet un modo per socializzare meno spaventante rispetto a quello reale, un rifugio?

 

Internet permette a volte di prendersi una rivincita rispetto alla realtà: vi si possono giocare diversi ruoli, può far venire fuori parti di noi che normalmente non mostriamo.

L’anonimato dato da un nickname o da un avatar è una maschera che a volte ci occulta e a volte ci rende più veri. E questo può fare la differenza nel ricercare i motivi che hanno portato la persona a chiudersi nel mondo virtuale.

Ma quando internet diventa una vera e propria dipendenza? La questione non sembra dipendere tanto dal tempo che vi si trascorre (o comunque non solo), infatti ci sono persone che per lavoro utilizzano la rete anche svariate ore al giorno, eppure non ne sono affatto dipendenti. Un ragazzino a cui i genitori impongono un uso di internet limitato, può al contrario esserne dipendente, perché ad esempio pensa per tutto il giorno al momento in cui si collegherà, o alle strategie di gioco da utilizzare per battere gli avversari che incontrerà quando sarà davanti allo schermo del pc.

 

Esiste un test specifico per la valutazione della presenza o meno di un abuso o una dipendenza da internet. Si tratta dello IAT (Internet Addiction Test), ideato da K.Young.

 

Questo test, valuta, principalmente, i seguenti aspetti, su una scala da zero a cinque punti:

 

Tempo:

Il tempo trascorso in internet è maggiore rispetto a quello che vorremmo? Le persone che stanno vicino a noi si lamentano per la quantità di tempo che trascorriamo online? Internet toglie tempo ad altre attività importanti (lavoro, scuola, attività sociali, sonno, ecc.) che non riusciamo più a svolgere come prima? Cerchiamo di nascondere agli altri quanto tempo passiamo online?

A molti di noi sarà successo di dire “due minuti e spengo”, ma poi non farlo. Tanto più questo succede, e i due minuti diventano ore e si perde il controllo sul fattore tempo, e tanto maggiore sarà il rischio di aver sviluppato o sviluppare una dipendenza da internet.

 

Relazioni:

Preferiamo le relazioni virtuali (amicali o sentimentali) a quelle reali? Preferiamo l’intimità offerta da internet a quella con il nostro partner? Trascuriamo gli altri e la nostra vita sociale per stare in internet?

 

Emozioni:

Proviamo emozioni negative quando non siamo connessi (ansia, depressione, rabbia, irritabilità)?

 

Se otteniamo un punteggio basso a questo test, significa che abbiamo una buona gestione della rete. Un punteggio elevato, al contrario, fa pensare che sia la rete a gestire noi, che si è perso il controllo, anche quando ci illudiamo di averlo.

 

I meccanismi alla base della dipendenza da internet sono gli stessi che caratterizzano tutti gli altri tipi di dipendenza (con o senza sostanza): compulsione a reiterare il comportamento, presenza di sintomi da astinenza (ansia, sudorazione, palpitazioni) se ciò non è possibile, distrazione dalle altre attività e compiti importanti della vita, problemi relazionali, emozioni negative, ecc.

 

Si inizia per curiosità, per il fascino dato dalle potenzialità che internet offre alla vita, allo studio, al lavoro. Ma la rete può, via via, assumere il predominio, e da strumento per raggiungere i nostri obiettivi può diventare l’unico nostro scopo.

Si inizia a usarlo poche volte la settimana, poi tutti i giorni, poi più volte al giorno, anche senza che vi sia una reale necessità. A scuola o sul lavoro ci si distrae, o si interrompe ciò che si sta facendo per controllare la posta, i messaggi, le attività online degli amici.

 

In internet tutto appare come più facile, rispetto a ciò che avviene nella realtà. C’è l’anonimato, che ci permette di essere e fare ciò che vogliamo senza timore del giudizio. Nella realtà virtuale i rischi sono attenuati. Se muori in un gioco, hai altre vite. Se non vuoi più relazionarti con qualcuno, ti disconnetti, lo blocchi, lo oscuri. Senza necessità di spiegazioni, mediazioni.

Più una cosa è facile e ci gratifica, più tenderemo a farla; e maggiore sarà il piacere che ci darà, maggiore sarà la nostra ricerca di ottenere nuovamente quel piacere. Quando si instaura il meccanismo della dipendenza patologica, però, il piacere inizierà pian piano a ridursi ed emergeranno dallo sfondo il disagio, la sofferenza le difficoltà personali e relazionali.

 

Gli psicologi e i servizi per le dipendenze patologiche sono sempre più attenti e preparati in merito a queste nuove modalità di addiction e possono fornire un aiuto concreto alle persone che si trovano ad affrontare questo tipo di sofferenza.  

 

Dott.ssa Sonia Bertinat; Dott.ssa Laura Salvai

 

 

 

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